Dalla prima canna alla dipendenza dall’eroina e lo spaccio: una storia di sostanze a adrenalina

La testimonianza di Alex, accolto in una Struttura Terapeutica della Coop. Comunità Papa Giovanni XXIII

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di Sara Tonini

 

“Mi chiamo Alex, ho 25 anni e mi trovo in questo momento presso la Comunità Sant’Andrea Bagnolo di Borghi per un programma di recupero”. Inizia così la testimonianza di Alex, che ha deciso di raccontarci la sua storia e il suo rapporto con le sostanze stupefacenti, dalla prima canna alla dipendenza dall’ eroina e dal mondo adrenalinico che ci gira attorno. 

 

In Italia ci sono tanti giovani che si sono avvicinati alla droga come lui. E secondo il Rapporto Annuale al Parlamento sul Fenomeno delle Tossicodipendenze, nel nostro Paese stiamo assistendo a un progressivo abbassamento dell’età di inizio del consumo di sostanze, ancora prima dei 14 anni. Cosa che, come ci ha spiegato la Dott.ssa Ivana Conterno in questo articolo, comporterebbe molti pericoli per i più giovani, come è stato per Alex.

 

Alex racconta di un’infanzia complessa, in cui ha provato ad autogestirsi fin da piccolo. “Ho iniziato a esternarmi dalla mia famiglia verso l’età di dieci anni per problemi che c’erano in casa, litigi fra i miei genitori. Questo contesto tra le mura domestiche mi ha portato a passare più tempo possibile fuori, a scuola o con gli amici, finché arrivato all’età più o meno di quattordici anni iniziai a frequentare qualche ragazzo più grande: lì ebbi il primo contatto con la marijuana. Ricordo che la usai solo un paio di volte solamente, non mi fece nulla, non mi diede problemi e per un paio d’anni mi ci allontanai”.

 

Aumenta la frequenza di uso, ma è ancora tutto “sotto controllo”

 

“Finita la prima superiore, ripresi a fumare marijuana e iniziai a farlo frequentemente, tutte le sere – prosegue Alex – ma riuscivo a mantenere una sorta di equilibrio, non esageravo con l’uso della sostanza. Infatti a scuola sono sempre andato, non causavo problemi, ero un ragazzo educato e molto concentrato su quello che facevo per portarmi avanti con lo studio sui banchi e trascorrere il mio tempo libero al di fuori di casa.” 

 

Ma farne uso non bastava. Alex inizia a vendere marijuana e hashish ai suoi amici e ai suoi compagni di scuola, con l’intento di guadagnare qualcosa senza insospettire i genitori. “Piccole cifre per non sentirmi un peso per loro, per essere autonomo e concedermi qualche sfizio. Poi, dopo qualche mese, si è sparsa la voce dei miei giri e mi sono trovato ad essere “lo spacciatore delle superiori”. Improvvisamente un sacco di persone mi chiamavano, alcuni mi portavano regali e gioielli, ho iniziato a fare ingenti quantità di soldi grazie soprattutto all’hashish.

Ero in quarta superiore e avevo già “un nome”, un giro: venivo avvisato quando c’erano i controlli dei carabinieri, andavo in giro con coltelli e bilancine, mi spostavo con grosse quantità senza preoccuparmi dei rischi e spinto dall’adrenalina”. 

 

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A causa delle sostanze non ho vissuto un’adolescenza ‘normale’

 

Alex è diventato il punto di riferimento per le sostanze nella sua scuola, e non solo. La voce si diffonde e man mano che il suo ruolo come spacciatore si va consolidando, la sua vita da ragazzo 17enne diventa un ricordo sempre più lontano. 

“Questo giro che si era venuto a creare attorno a me, mi ha molto allontanato dall’avere le passioni che ha un ragazzo normale della mia età; magari andare in palestra, fare sport, avere una ragazza… Qualsiasi ragazza mi si avvicinasse, vedendo la vita che facevo non era interessata a farne parte, anche lo sport e altre attività erano impossibili da mandare avanti perché non avevo il tempo. Qualsiasi momento al di fuori della scuola era impiegato in chiamate, nell’andare a caricare grosse quantità, dividerle, aspettare le persone che venivano a orari diversi per comprarla, anche durante il cuore della notte. Molte sere non dormivo perché venivano a prendermi la dose alle 2, le 3, le 4 del mattino, e poi la mattina dopo andavo a scuola.”

Per molto tempo Alex è riuscito a rendere compatibile la sua vita apparentemente di “bravo ragazzo”, con una vita fatta di rischi, sostanze, sotterfugi. Fino a quando un triste evento turberà questo equilibrio precario. 

 

“Quando avevo 17 anni mio padre ha avuto un ictus e ha cominciato a risiedere in delle strutture, a girare ospedali, non era mai a casa e tuttora vive in una struttura perché ha una paralisi. Mia madre aveva da pensare a suo marito, a mio padre, e io ne ho approfittato per fare quello che volevo. 

Quando ha visto che ho iniziato a contribuire economicamente alla spese della casa, non ha fatto domande: mia madre sapeva da dove tiravo fuori i soldi, o per lo meno lo sospettava, ma non mi ha mai detto nulla per necessità. Questa cosa ha giocato sempre a mio favore, e mi compiacevo di essere diventato l’uomo di casa, quello che sosteneva economicamente la famiglia, quindi mi sentivo in dovere di fare ciò che volevo”. 

 

Ma fare soldi non bastava mai. “Dopo lo spaccio volevo di più, quindi iniziai con i primi furti, i primi scippi, tutte cose che si andavano ad aggiungere alla volontà di guadagnare più soldi possibile”.

In tutta questa situazione, il rapporto con le sostanze passa paradossalmente in secondo piano. “Più che la sostanza era tutto il resto a tenermi lì; i soldi, il rischio, l’emozione di avere qualcosa di illegale tra le mani. A guidarmi era l’adrenalina, mentre la sostanza in sé era diventato il divertimento serale”.

 

Fino a che, a un certo punto, tutto cambia. “Avevo terminato gli studi e avevo iniziato a lavorare ma questa cosa non sono riuscito a fermarla. Con un contratto e un bell’ambiente di lavoro volevo smettere di fare questa vita, ma ho avuto la sfortuna di incontrare l’eroina. Da lì ho continuato con quello che facevo con l’hashish ma con l’eroina. I pericoli però aumentano non solo per la diversa sostanza, ma anche perché non hai più a che fare con solo i ragazzini o padri di famiglia, ma cominci a trattare con malavitosi, delinquenti, tossicodipendenti cronici da cui devi aspettarti di tutto, farebbero qualsiasi cosa per cercare di fregarti”.

 

Cambia il tipo di sostanze, e cambia anche Alex.  “Quando ho iniziato a usare sostanze po’ più pesanti, ho cominciato ad essere meno riflessivo sulle cose, più impulsivo, mettendomi ancora di più a rischio. Ad esempio per guadagnare più soldi, portavo la droga a delle persone che erano agli arresti domiciliari, con il rischio che la polizia venisse a fare i controlli. E infatti così è stato quando mi hanno arrestato. Quello è stato il momento della fine, da quando mi hanno preso ho iniziato il percorso di riabilitazione in cui mi trovo ancora”. 

 

La fine di un rapporto, quello con le sostanze, durato anni e cresciuto nel tempo. “La droga mi aiutava ad affrontare la mia situazione, solo fumando riuscivo a fare molte delle cose che ho fatto e che sapevo fossero sbagliate. La sostanza mi aiutava a sedare quella parte di me che voleva smettere con quella vita, mi toglieva delle paure, come quelle di compiere dei reati, e in più non mi faceva pensare al fatto che ho avuto la sfortuna di nascere in una famiglia economicamente svantaggiata. Mi aiutava a placare le mie fragilità e i miei dispiaceri, come l’aspetto amoroso: assumendo l’hashish e poi l’eroina riuscivo a non pensarci, era diventata la mia compagna d’avventure”. 

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Oggi Alex è ben consapevole che, quello delle sostanze, era un aiuto fugace. E sa anche il male che, usando e spacciando, ha fatto a se stesso e agli altri. “A un giovane oggi direi di non farsi fregare dalla curiosità di voler provare qualcosa di nuovo. Gli direi che non è un debole se dice di no alla droga ma è più forte di qualsiasi altra persona. Bisogna ricordare che non è un gioco, che c’è a rischio la propria vita ma anche quella degli altri. Io mi sento molto in colpa per aver fatto provare le sostanze a persone, anche amici, che poi hanno sviluppato una dipendenza. Mi rendo conto di aver rovinato delle vite. Soprattutto da giovani si è troppo fragili per gestire le sostanze, anche io credevo di poterlo fare ma non è stato così”.

 

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In questi giorni, parleremo di dipendenze e di lotta alla droga in tante occasioni, molte delle quali aperte a tutti! Rimani aggiornato sui nostri social e sul nostro sito, dove condivideremo le prossime attività in occasione della Giornata Mondiale contro la Droga del 26 giugno.