La “moda del malessere”: il lato oscuro delle relazioni

Mentre celebriamo la Festa della Donna e i valori di indipendenza e rispetto, continua a diffondersi la “moda del malessere” che fa cadere le ragazze nella trappola di relazioni tossiche, normalizzando la mancanza di rispetto come prova d’amore. 

 

Festa delle donne

di Francesca Cadei, psicologa

 

L’8 marzo celebriamo la Festa della Donna, una giornata dedicata alla riflessione sui diritti, sulle conquiste e sulle battaglie ancora da portare avanti per un mondo più equo e rispettoso. In questo contesto, è essenziale parlare con le giovani generazioni di una moda preoccupante presente tra gli adolescenti: mettersi insieme ad una persona definita “malessere”. Questa tendenza promuove l’idea che sia di moda stare con un ragazzo che fa soffrire, che impone regole restrittive e che controlla la vita della partner. 

Dalle descrizioni delle ragazze emerge che il “malessere” è un ragazzo che si distingue per atteggiamenti dannosi e possessivi, alimentando dinamiche di controllo nella relazione. Spesso si comporta in modo distaccato, evitando di scrivere o chiamare, generando insicurezza nella ragazza, che finisce per sentirsi dipendente dalla sua attenzione. Inoltre il ragazzo adotta un atteggiamento ribelle e sregolato, vantandosi di comportamenti trasgressivi come fumare a scuola. 

Il malessere tende a controllare la vita della sua ragazza, imponendo restrizioni su come deve vestirsi e con quali amiche può uscire, vietandole spesso di avere amici maschi, privandola progressivamente della sua libertà e indipendenza. Arriva persino a monitorare il suo telefono, violando la sua privacy e, in alcuni casi, chiedendo foto intime, alimentando un rapporto di potere squilibrato e una dinamica di dipendenza emotiva e manipolazione. L’idea che “fa tendenza soffrire e mettersi con una persona che fa stare male” normalizza il dolore e il controllo in una relazione, allontanando le ragazze dal concetto di un amore sano e rispettoso. Quello che colpisce particolarmente è la normalità con cui alcune ragazze ne parlano, come se fosse un aspetto naturale delle loro esperienze relazionali. Una normalizzazione che sembra indicare una visione della sofferenza emotiva come parte integrante della crescita, del confronto o forse anche del desiderio di affermarsi in un contesto sociale che spesso esalta il dramma e il conflitto.  Al contrario, alcuni ragazzi si mostrano allibiti e increduli di fronte a questa dinamica, incapaci di comprendere il fascino che questa figura esercita sulle coetanee. La discrepanza di percezione evidenzia quanto sia importante aprire un dialogo e sensibilizzare i giovani su questo tema.

Affrontare la problematica significa innanzitutto parlare con i ragazzi e con le ragazze, per aiutarli a comprendere che l’amore non deve mai essere sinonimo di sofferenza e che una relazione sana si basa su rispetto e libertà. È fondamentale educare in primis al rispetto e poi all’affettività, sia in famiglia che a scuola, affinché i giovani possano sviluppare una visione equilibrata dei rapporti interpersonali. Un altro aspetto cruciale è rafforzare l’autostima e l’indipendenza emotiva, così che le ragazze non cerchino conferme attraverso dinamiche tossiche. Allo stesso tempo, è necessario contrastare la normalizzazione del controllo e della violenza psicologica, offrendo esempi concreti di relazioni fondate sul rispetto reciproco. Anche i ragazzi devono essere coinvolti in questo processo di consapevolezza, affinché imparino l’importanza del consenso, della parità e del rispetto nei confronti della loro partner. Il primo passo per costruire relazioni sane è imparare a valorizzarsi, riconoscere il proprio valore e non accettare comportamenti che ledano la propria dignità. Solo attraverso un profondo rispetto per sé stessi si può sviluppare la capacità di esigere e offrire rispetto all’interno di una relazione. La consapevolezza di ciò che è giusto e di ciò che non lo è aiuta a spezzare dinamiche tossiche, promuovendo rapporti autentici, equilibrati e basati sulla fiducia reciproca. 

 

Festa delle donne

 

La Cooperativa Comunità Papa Giovanni, nei suoi molteplici lavori di prevenzione, opera nelle scuole e in contesti giovanili promuovendo diversi tipi di percorsi per favorire una maggiore consapevolezza emotiva, migliorare la comunicazione e costruire relazioni affettive sane e rispettose.

In questa Giornata Internazionale della Donna, rinnoviamo il nostro impegno nell’educare le nuove generazioni, attraverso il dialogo e l’esempio, affinché scelgano sempre il rispetto reciproco in un contesto dove l’amore sia sinonimo di libertà, crescita e rispetto.

 

Francesca Cadei è psicologa, specializzata in psicologia scolastica. Si occupa di dispersione scolastica, disturbi specifici dell’apprendimento, consulenza genitoriale e agli insegnanti. Inoltre lavora come formatrice per insegnanti, genitori ed associazioni. Anima a livello mondiale l’ambito scuola per l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, della quale fa parte.